Acquedotti romani fotografie roma

Acquedotti romani
Acquedotti romani

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Una visita a Roma non può ritenersi conclusa senza aver prima posto l’attenzione agli acquedotti romani.
Come le strade a reticolato, così famose in tutto il mondo, anche gli acquedotti romani sono un’opera molto significativa del grande impero coloniale.
La particolarità di queste imponenti strutture non sono tanto “l’invenzione”, altri popoli soprattutto in Mesopotania, utilizzavano questo sistema per convogliare le acque, ma erano sistemi meno evoluti e più rustici. Solo con l’impero romani si arrivo ad un vero e proprio sistema idrico, esteso a tutta la regione e soprattutto tecnologicamente avanzato specialmente se si tiene in considerazione l’epoca storica nella quale fù progettato.
I primi impianti sono datati intorno al 312 a.c., prima di questa data i romani erano soliti utilizzare l’acqua del Tevere oppure quella ricavata dai pozzi, ma con il conseguente sviluppo della città e l’aumento della popolazione questi sistemi non furono più sufficienti per soddisfare le esigenze di tutti. Questa situazione costrinse i Romani a cercare nuove sorgenti di acqua nelle zone limitrofe, e proprio questo diffuso disagio diede la spinta per la costruzione del il primo acquedotto ad opera di Appio Claudio.
Vista immediatamente l’enorme praticità del sistema, ne seguirono molto velocemente degli altri, costruiti in tutto l’impero.
Vediamo come funzionano gli acquedotti romani. Il loro scopo principale è quello di raccogliere l’acqua proveniente da fonti situate anche molto lontano dalla città e trasportarle fino alle vasche di raccolta situate nel centro dell’Antica Roma. Il trasporto avveniva semplicemente sfruttando la forza di gravità, il canale veniva inclinato di un 25% (in media) , assicurandosi lo scorrimento dell’acqua.
Venivano , poi, creati dei grandi serbatoi posizionati alla sorgente , in modo da creare una pressione sufficientemente alta all’inizio del percorso che garantisse lo scorrere dell’acqua per il primo tratto all’interno dell’acquedotto romano.
Una rudimentale tecnica di depurazione veniva utilizzata per purificare l’acqua eliminando la maggior parte delle impurità prima di raggiungere il centro città. Lungo il percorso dell’acqua venivano posizionate alcune vasce, in questo punto la velocità dell’acqua veniva fatta rallentare, in questo modo l’acqua poteva liberarsi di fango e particelle pesanti. Queste vasche venivano posizionate ad intervalli regolari lungo tutto il
percorso dell’acquedotto.
Alcune costruzioni ancora ben tenute sono visitabili nella zona di Vergine e Traiana, dove è presente un interessante percorso.

Acquedotti romani – Aqua Appia

Costruito durante la seconda guerra Sannitica Appio Claudio Ceco e Caio Plauzio Venox (327-304 a.C.), lungo circa 16 km con una portata giornaliera di 34000 mc di acqua, restaurato nel 144 a.c. da Quinto Marcio Re, venne aumentata la portata fino a 75000 mc giornalieri.
L’acquedotto era costruito sotto terra a differenza di altri alla profondità di 15 metri.

Acquedotti romani – Anio Vetus

Costruito tra il 220 e il 270 a.C. da Manio Curio Dentato e Flavio Flacco, l’acquedotto era per la maggior parte sotterraneo, ad eccezione di alcuni ponti e arrivava nella città vicino il condotto AQUA APPIA e terminava presso la porta esquilina.
Lungo 64 Km di cui 220 erano in superficie e il resto sotterraneo.
Raccoglieva le acque dell’Aniene sopra Tivoli all’altezza del XXIX miglio della via Valeria, tra Vicovaro e Mandela, presso la confluenza nell’Aniene del torrente Fiumicino, circa 850 m a monte di San Cosimato, ovvero in una regione della Sabina che era stata conquistata dallo stesso Manio Curio
Dentato poco tempo prima. La portata del condotto era di 182000 mc giornalieri.

Acquedotti romani – Aqua Marcia

Costruito nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re, raccoglieva le acque dell’Aniene trasportando l’acqua di ottima qualità direttamente dalle sorgenti.
L’acquedotto è lungo 91 Km, in parte sotterraneo in parte sorretto da maestose arcate che fiancheggiava Via latina.
La distribuzione raggiungeva anche il Campidoglio, il Celio e l’Aventino
Tra l’11 e il 4 a.c. il condotto fu ridimensionato con grandi opere di restauro con l’aggiunta di una nuova sorgente (Augusta), vennero implementate nuove diramazioni tra cui una era dedicata per l’alimentazione delle terme di Diocleziano.

Acquedotti romani – Aqua Tepula

Il nome deriva dalla temperatura dell’acqua “tiepida” che scorreva nel condotto, dovuto alla sorgente che si trovava nella zona vulcanica dei colli albani
Lungo 18 Km, il percorso del condotto era quasi completamente sotterraneo mentre la portata era di 18000 mc circa ma la metà derivavano da “AQUA MARCIA” e “ANIO NOVUS”
Ristrutturato e ampiamente modificato nel 33 a.C. da Agrippa venne fatto confluire nel nuovo condotto dell’AQUA IULIA e arrivava fino alla porta del Viminale.

Acquedotti romani – Aqua Iulia

Costrito da Agrippa nel 33 a.C. e restaurato da Augusto tra l’11 e il 4 a.C. prende il nome da Gens Giulia in onore di Augusto. Aveva lo stesso percorso dell’ Aqua marcia e raccoglieva l’acqua del tuscolano precisamente da squarciarelli (GROTTAFERRATA).
Con una lunghezza di 23 km e una portata di 50000 mc giornalieri riforniva il foro romano, il campidoglio, il quirinale, il viminale, il palatino, il celio, il piccolo aventino e l’esquilino.

Acquedotti romani – Aqua Virgo

Costruito da Agrippa nel 19 a.C. per l’impianto termale di Campo Marzio, percorreva la via collatina in parte sotto terra e in parte su arcate come gli altri acquedotti.
L’Aqua Virgo è tuttora funzionante e alimenta ancora oggi fontane come; Fontana di Trevi, Campo Marzio e Colonna, la fontana della “Barcaccia” in Piazza di Spagna con le condutture di alimentazione che danno il nome alla famosa via (Via Condotti) e la fontana dei quattro fiumi a Piazza Navona.
La lunghezza dell’acquedotto era di 20 km tra cui la maggior parte del percorso era sotterraneo e in minima parte correva in superfice, la portata del condotto era mediamente di 105000 mc giornalieri.
Aqua virgo è uno degli acquedotti più importanti di Roma

Acquedotti romani – Aqua Alsietina

Costruito nel 2 a.C. noto anche come Aqua Augusta era a servizio dei quartieri oltre il tevere (trastevere) e della Naumachia (luogo per spettacoli di combattimenti navali),venne restaurato e ampliato poco tempo dopo e aggiunto un nuovo condotto nel 109 d.C. da Traiano.
La portata era di 16.257 mc giornalieri, di cui la maggior parte erano riservate alll’imperatore e il resto concesso al popolo, era lungo 33 km ed era completamente sotterraneo. (Acquedotti romani)

Acquedotti romani – Aqua Claudia e Anio Novus

Entrambi gli acquedotti romani costruiti da Caligola nel 38 e terminati da Claudio nel 52, raccoglievano uno le acque dell’Aniene presso i monti Simbruini, l’altro captava sorgenti nell’alta valle dell’Aniene.
Terminavano entrambi presso SPEM VETEREM (Porta Maggiore).
Dal VII miglio della via Latina correvano su arcate, tuttora in parte conservate nel Parco degli Acquedotti. Nella località di Tor Fiscale scavalcava due volte l’aqua Marcia, formando una sorta di recinto trapezoidale, che venne utilizzato come fortificazione dai Goti di Vitige, in lotta con Belisario nel 539 (“Campo Barbarico”).
Un ramo secondario, costruito ad opera di Nerone (arcus Neroniani) se ne distaccava per dirigersi verso il Celio, nella parte occupata dalla Domus Aurea; successivamente questo ramo fu prolungato da Domiziano a servizio dei palazzi imperiali del Palatino, scavalcando su altissime arcate la valle tra questo e il Celio.
Il percorso dell’Anio Novus era il più lungo di tutti, misurando quasi 87 km (58.700 passi), dei quali 73 km (49.300 passi) in canale sotterraneo e 14 km (9.400 passi) sopraterra. Di questi ultimi, circa 7 km corrispondevano alle arcuazioni dell’aqua Claudia, al quale, a partire dal VII miglio della via Latina, l’Anio Novus fu sovrapposto.
La portata giornaliera, la maggiore di tutte, era di 4.738 quinarie, pari a 196.627 mc e 2.274 litri al secondo. Secondo Sesto Giulio Frontino, il percorso era complessivamente lungo 46.406 passi (pari a oltre 68 km), dei quali 54 km (36.230 passi) in canale sotterraneo e 16 km (10.176 passi) sopra terra: di questi 4,5 km erano su arcate. A causa delle erogazioni intermedie e delle intercettazioni abusive, solo 3.312 quinarie giungevano alla piscina limaria e solo e 2.855 quinarie al “castello” (castellum) terminale, dove l’acqua si mescolava a quella dell’Anio Novus.

Acquedotti romani – Aqua Traiana

L’acquedotto venne costruito sotto l’imperatore Traiano nel 109 d.C. e raccoglieva le acque di sorgenti sui monti Sabatini, presso il lago di Bracciano (lacus Sabatinus).
La lunghezza complessiva era di circa 57 km e la portata giornaliera di circa 2.848 quinarie, pari a poco più di 118.000 mc.
Raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia. Arrivava a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere.
Tagliato una prima volta durante l’assedio di Roma dei Goti di Vitige, nel 537, fu restaurato da Belisario ed ebbe interventi sotto papa Onorio I nel VII secolo. Per i danni ancora subiti dai Longobardi e dai Saraceni, subì a più riprese altri restauri tra VIII e IX secolo e fu infine ricostruito come “acqua Paola” nel XVII secolo.

Acquedotti romani – Aqua Alexandrina

Costruito sotto Alessandro Severo intorno al 226, raccoglieva l’acqua del “Pantano Borghese” sulla via Prenestina, alle falde del colle di Sassolello, a 3 km dall’odierno paese di Colonna: le medesime sorgenti furono sucessivamente utilizzate da papa Sisto V per la sua “Acqua Felice”.
Con un percorso quasi interamente sotterraneo, con viadotti per superare le vallate, arrivava, presso Porta Maggiore e si dirigeva nel Campo Marzio dove sorgevano le “terme di Nerone”, restaurate da Alessandro Severo nel 226 e quindi conosciute come Thermae Alexandrinae (Terme Alessandrine) e dotare in tal modo di un autonomo rifornimento idrico.
Il percorso complessivo era di 22 km e la portata giornaliera intorno ai 22.000 mci.

GALLERIA FOTOGRAFICA DEGLI ACQUEDOTTI ROMANI

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